Sara Blog - Sara Tomasoni Counsellor relazionale Brescia

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                                                                                                      RIFLETTENDO....

                                                                          




In questo periodo di forti restrizioni sento spesso che si vuole tornare alla NORMALITA', che si vuole tornare al mondo come era PRIMA.

Mi sono nate delle riflessioni che voglio condividere e, nel caso in cui ve ne stimoli altre, scrivetemi!


NORMALITA'...

cosa si intende?

Il Treccani mi suggerisce che per normalità si intende ciò che è nella norma.

Benissimo.

Cosa significa allora norma?

Sempre il Treccani mi dice che per norma viene intesa quella regola che proviene dall'Autorità ma anche la consuetudine socialmente condivisa.

Ottimo!

Quindi: se violo una legge incappo in un reato o in una contravvenzione proporzionalmente punita.

Ma se non sono conforme ad una consuetudine?


Mi viene una metafora: 

MC Donald's regolamenta in ogni minimo dettaglio ciò che deve essere un suo affiliato: dal cibo, all'arredamento, alle divise, alla costruzione della insegna e via dicendo.

La bottega di Alfredo, invece, esiste solo in un piccolo paesino e, sulla base della esperienza che ci porta a sapere che in una bottega non ci sono parabrezza, immaginiamo cosa ci possa proporre ma se non ci prendiamo il lusso di perdere cinque minuti per entrare e vedere ciò che c'è, non sapremmo che offre i tortelli di Barbariga o la fantastica torta di rose.

Alla stessa maniera, le consuetudini ci permettono un incontro più semplice (come la stretta di mano: regola non scritta che viene assunta come certa da chiunque quando incontra l'altro come forma di saluto... AH QUANTO MI MANCA!) oppure tendono ad omologare così che si sappia ciò che ci aspetta, come quando entriamo in un MC?

E quindi, consuetudini come mezzo di formalità o come gabbia?

Ognuno di noi è straordinariamente unico, con le sue paure, i suoi bisogni, i suoi talenti..

Fin da piccola non ero attratta dal normale ma da ciò che non avevo mai visto, vissuto, assaporato.

Possiamo scegliere: possiamo proteggere la unicità delle piccole botteghe oppure normalizzare ogni individuo in maniera che si conosca già quello che si incontra.

La norma come strumento per la realizzazione di altro o come carcere, gabbia, restrizione e conformazione?







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